“As I see it, there are two main divisions of neuroethics: the ethics of neuroscience and the neuroscience of ethics. Each of these can be pursued independently to a large extent, but perhaps most intriguing is to contemplate how progress in each will affect the other." (Adina Roskies)

La neuroetica è un campo disciplinare giovane e ancora fluido, dai confini elastici, nato dallo straordinario sviluppo delle neuroscienze cognitive e dalle loro potenziali ricadute teoretiche e pratiche, a livello etico, legale, sociale e politico.

Il carattere interdisciplinare fa della neuroetica uno spazio d’intersezione tra vari campi del sapere - dalle neuroscienze alla filosofia, dalla psicologia al diritto, dall'estetica alla medicina, dalla genetica e alla teoria dell'evoluzione - tale da renderla naturalmente destinata a una collaborazione tra ricercatori di diversa impostazione, uniti dalla volontà di arrivare a una migliore comprensione dell'essere umano.

La Società italiana di neuro etica e filosofia delle neuroscienze (SINe), nata a Milano il 3 luglio 2013, attualmente presieduta da Michele Di Francesco, con Alberto Oliverio come presidente onorario, vuole promuovere la ricerca e la divulgazione coinvolgendo il maggior numero di studiosi.” https://www.societadineuroetica.it/index.html

Il testo ripreso è la presentazione del sito, in Italia, della neuro etica, un ambito di ricerca  interdisciplinare, nel quale da alcuni anni vengono approfondite le complesse tematiche che si collocano ai confini di numerose discipline, con l’intento d’integrare prospettive diverse e di offrire spunti critici di riflessione scientificamente fondati. Come sopra accennato, a questi problemi di confine, lavorano neuro scienziati, filosofi, psicologi, sociologi, ed altri ricercatori, tutti accomunati dall’interesse a studiare l’impatto che lo sviluppo delle neuroscienze provoca, a diversi livelli, sia sulle singole discipline che sulla società nel suo insieme.   

Per aprire questa prospettiva, aggiungo alcune precisazioni, che possono sembrare quasi solo linguistiche, con lo scopo di alludere alla complessità emergente dei temi in gioco. Con questo spero diventi un po’ più chiaro il significato che potrebbe assumere il tentativo di coinvolgere i Responsabili delle Risorse Umane in un ripensamento della professione, dal punto di vista etico.  

Il termine neuroetica (ing. neuroethics) si può riferire a due diversi campi di studio. Con esso si può intendere “etica delle neuro scienze”, oppure “neuro scienze dell'etica”.

L'etica delle neuroscienze  è una disciplina che si occupa essenzialmente di discutere da un punto di vista etico la progettazione e l’esecuzione di uno studio neuro scientifico, e di valutare l'impatto etico e sociale dei risultati degli studi neuro scientifici. Si tratta in altre parole di stabilire quali sono i confini ed i limiti che possono essere posti, in ambiti specifici della ricerca neuro scientifica e in chi pratica le neuroscienze. Il fare neuro scienze dovrebbe quindi coincidere con una posizione etica. Questo rinvia a presupposti impliciti di carattere filosofico e religioso di enorme portata e di notevole spessore. Ne accenno solo uno, che ritengo rilevante: che cosa caratterizza e costituisce in modo veramente decisivo l’essere umano oggi? Credo sia chiaro, dopo gli orrori del secolo scorso, che non si tratta di una domanda oziosa e che la cultura dominante rischia di essere cieca di fronte a sommovimenti culturali di grande rilievo. E’ una domanda di fondo che non può essere elusa, se si vuole discutere di etica, e tenendo conto delle sperimentazioni in corso che aprono a dimensioni inquietanti sul “post umano”.

La neuro scienza dell'etica si occupa invece di investigare dalla prospettiva del cervello (attraverso studi scientifici e neuro scientifici) alcune nozioni e alcuni problemi tradizionali dell'etica e della psicologia morale.

Osservo che i due ambiti – etica delle neuroscienze e neuroscienze dell’etica - si richiamano e si implicano in modo circolare e ricorsivo, con reciproche influenze e anche possibili conflitti. E’ legittimo per esempio, ricondurre un comportamento o un valore, solo alle sue componenti neuronali o ad una particolare area del cervello?

Aprire una riflessione su questi temi sta diventando una necessità, a fronte dei progressi enormi delle neuroscienze e dell’Intelligenza artificiale. Allo stesso tempo si sperimenta una crescente difficoltà nel tenere distinti il piano della ricerca pura da quello delle applicazioni operative, soprattutto perché entrambi sono attraversati da e coinvolti in crescenti e notevoli risvolti economici: un mix micidiale che rende più facile il ricorso a scorciatoie etiche e a opacità comportamentali, con ricadute enormi sulle percezioni e le decisioni delle persone. E’ evidente che sempre più spesso anche i Direttori del Personale si troveranno di fronte a “dilemmi etici” – non che ora manchino! - nel momento in cui dovranno decidere se scegliere, proporre o contrastare le diverse strumentazioni tecniche, a base neuro scientifica, che stanno invadendo il mercato: dalla neuro selezione ai processi di apprendimento condizionati da ipotesi più o meno fondate, ecc. Senza trascurare il fatto che i progressi enormi del neuro marketing abilitano le aziende interessate a influenzare in l’opinione pubblica attraverso messaggi impliciti e subliminali sempre più intrusivi e potenti, sia che si tratti di Coca Cola, di sigarette, piuttosto che d’intelligenza aumentata o di sfruttamento latente delle potenzialità insite nella tecnologia. Mentre sembrano regredire gli spazi per una discussione pubblica e responsabile su queste tematiche. Possiamo incominciare noi?

 

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