Desideriamo proporre alcuni articoli sull’Intelligenza Artificiale (IA) per condividere e stimolare nuove riflessioni sul tema.

«Il lavoro di domani è far fare il lavoro sporco ai robot liberando le persone che possono così dedicarsi ai lavori creativi e innovativi.» dice Thomas Bialas, futurologo.
«I robot non sostituiscono gli umani, sostituiscono certi mestieri», «Gli umani devono prepararsi al cambiamento». dice Andrea Pontremoli, ceo della Dallara.
Bialas e Pontremoli ci aprono a nuovi e inediti orizzonti.

Il lavoro del futuro non è l’invasione degli automi: è la convivenza - talvolta difficile - di umani e macchine con i loro pregi e difetti. Una macchina sarà sempre più brava ad analizzare i dati, ma non innova. Quindi come si investe nelle macchine si deve a maggior ragione investire sulle persone.
Noi HR manager dovremmo essere una memoria storica con lo sguardo rivolto al futuro e quindi disegnare una strategia che integri l’umano e il digitale.

Nesta, il centro di ricerche britannico, ha pubblicato una ricerca sulle competenze richieste dal lavoro del futuro (“The future of skills. Employment in 2030”) che dimostra in modo chiarissimo come servano skills specialistiche - che peraltro hanno un ciclo breve di crescita e declino - e competenze trasversali come empatia, autonomia e orientamento a imparare da ogni esperienza, che invece si sviluppano nel lungo termine. Queste, le tante ricercate soft skill, sono della corteccia prefrontale che l’IA non potrà mai sostituire.

Buona lettura

Clara Rocca HR Manager

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